
Lea, il mio cane
Marialeandra LuKas Thomas’ d’Ajòu Stoekkelin è la secondogenita dei casati Lukas Thomas’d’Ajòu – Stoekkelin. Ebrea d’origine, è nata in Bretagna, trascorrendo gran parte della sua infanzia nella tenuta di famiglia coltivata a mele cotogne destinata alla produzione del sidro, nella prima campagna di Dinan esposta ai venti e alle maree della Côtes d'Armor.
Destinata, all’interno della propria struttura sociale a conservare del casato solo il cognome e una religiosa sterilizzazione di cui è scomparsa memoria, Lea, è stata lasciata crescere libera. Le sue giornate trascorrevano in compagnia del figlio del giardiniere, del cuoco e del guardiano quest’ultimo con il quale si spingeva ai confini delle terre del padre ad annusare l’odore del mare che in certi giorni del mese fluiva in modo prepotente.
Contrariamente alla primogenita Mariellen granduchessa II, Lea doveva adempiere ai propri doveri nobiliari solo durante le rare visite del padre alla tenuta o alle cerimonie che vedevano unita tutta la famiglia e le famiglie ad essa collegate“..e quando farò mille inchini e abbaierò di cose inutili, il mio corpo sarà la spiaggia dorata spogliata dell’acqua, e tutti potranno camminarmi sopra, schiacciandomi e scavandomi senza ferirmi perché ad ogni riflusso la marea fa seguire sempre un flusso annegante”.
In ritardo come al solito, raggiungeva la sorella in camera che era già quasi pronta con indosso anche la pettorina, con le quattro zampe sul cubo che la poneva all’altezza delle badanti e l’espressione di attesa per fine martirio da vestizione. Nella vastità di colori dell’armadio della sorella Lea sceglieva abbigliamenti di colore scuro. Il “testa di moro” in particolare esaltavano il biondo del manto, dono genetico del padre, camuffando anche le macchie lavate in fretta e furia della terra umida che si conservava ai piedi dei meli più antichi, quelli con la chioma estesa e fitta. Sul suolo intorno al fusto di questi cotogni, c’erano delle buche profonde circa quindici centimetri, utilizzate per accumulare le mele raccolte nell’attesa di essere lavorate. La terra mescolata ai trucioli di legno, conservava, a mele tolte, il profumo dei frutti. Lea, utilizzando le buche per i lunghi sonnellini pomeridiani tratteneva sul suo corpo lo stesso profumo. Annusandole il pelo si poteva capire quanto dolce sarebbe stata l’annata “…lasciatemi riposare tra nuvole di zucchero a velo nel cielo di mele caramellate..”
All’età di un anno Mariellen si ammalò(malattia di petto)e morì nel giro di pochi mesi. Lo sguardo era il ricordo più profondo che conservava Lea della sorella. Dei primissimi giorni di vita ricorda quello affettuoso e premuroso e soddisfatto e in seguito, prima che i doveri la strappassero alla gioventù, complice e rassegnato e fiero e assolutamente mai triste. La cerimonia di addio fu solenne come si convenne“...e come la più svogliata dei lacché, mi porrò in coda al corteo perché ignorata da tutti piangerò le giuste lacrime..” ma di quel giorno si ricorda principalmente l’assoluta mancanza di rumore. L’ovunque tutto intorno si vestì a lutto. Gli alberi ammutolirono il vento cessò di esistere il mare si fermò; l’urlo agghiacciante del silenzio si propagò fino all’Ile de France. Ancora oggi ne leggo l’eco nei sussulti nervosi che la svegliano improvvisamente dal sonno.
Lea aveva compiuto da poco sei mesi; e per la prima volta la Bretagna si voltava a guardarla.
La fuite
Une autre histoire.